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Cammino > La Via di LINARI

Cammino > La Via di LINARI

Ancora oggi, tra le valli del Parma e dell’Enza, troviamo le tracce degli antichi percorsi che salivano verso il crinale per  valicare l’Appennino collegandone i versanti oppure unendo, a più corto raggio, le valli laterali. Da queste vie passavano merci e mercanti, idee e pellegrini in transito verso Roma. 

A fine anno 2016, l'Azienda di Promozione Turistica regionale ha accolto la proposta del Gruppo Assapora Appennino di riconoscere ufficialmente il percorso storico che raggiunge la Toscana attraverso il Passo del Lagastrello. Un Cammino cui è stato dato il nome di Via di Linari, lo stesso dell' Abbazia i cui resti ancora testimoniano la grande importanza rivestita nel passato 

Even today, between the Parma and Enza valleys, one may still find traces of the ancient paths that climbed and crossed the Apennine ridge, connecting different slopes and nearby valleys.


The Via Di Linari is a historic path that reaches Tuscany by way of the Lagastrello Pass, and it gets its name from the Linari abbey, the remains of which near Mount Malpasso testify to the abbey's vast importance in the past.  ENGLISH VERSION: click here The Pilgrim's path - Via di Linari

 

 


Tra le vie del pellegrinaggio,

oltre la ben nota Francigena identificata dall’itinerario di Sigerico che la percorse nel X secolo, sono diversi i percorsi che solcano gli appennini per raggiungere Roma o la più vicina Lucca per l’adorazione del Volto Santo, un crocifisso ligneo realizzato nel pieno medioevo.

Dalla tappa XXXVI dell’itinerario del vescovo di Canterbury, Borgo San Donnino (Fidenza) si giungeva a Parma lungo la Via Emilia arrivando alla chiesa di Santa Croce (TAPPA 1).  

  

 Da qui, sia lungo la Val Parma che la Val d’Enza, sono molte le fondazioni religiose e le tracce che raccontano di un itinerario che valicava gli Appennini, come  la presenza dell’Abbazia di Linari e il suo sistema di dipendenze lungo la valle. Seguendo e osservando le testimonianze del medioevo, sul territorio emergono le relazioni fra Matilde di Canossa, i suoi vassalli delle terre alte e il monastero di San Basilide di Cavana, in Val Parma. A partire dal XIII secolo, il percorso ben descritto negli Statuti venne utilizzato dalla città di Parma come una delle vie di approvvigionamento del sale in città, lasciandoci così una testimonianza preziosa del suo tragitto. 

L’antica strata de Ulmazolis et de Linari  lasciava la città di Parma e la via Emilia per puntare a Sud, lungo quella linea retta che già avevano tracciato gli agrimensori romani per organizzare la pianura. In prossimità del Pilastro sorgeva l’Ospedale degli Olmazzoli, il cui toponimo si è conservato nel grande fondo agricolo che costeggia la strada di Langhirano. Arrivati poi a Torrechiara  (TAPPA 2) si proseguiva verso l’importante centro di Badia Cavana (TAPPA 3) e, imboccando la Val Parmossa, guadagnava, passando per la Costa e Tizzano (TAPPA 4) la Valle dell’Enza.

 

 

Capitello Badia Cavana

Proseguendo sulla strada si incontra la cappella di Moragnano con il suo abside romanico e, più avanti, le rovine della cappella di Roncarola. Questa era dipendente dal monastero borgognone di Vezèlay e quindi racconta di pellegrini e monaci che arrivavano da lontano; ciò che resta della sua pregevole decorazione scultorea è visibile sulla facciata della chiesa di Ranzano (TAPPA 5).

Salendo si prosegue all’interno delle Valli dei Cavalieri per rivivere la memoria della consorteria dei milites o cavalieri: una sorta di signoria feudale esercitata dai diversi rami della famiglia da Vallisnera. Questa consorteria, dove come in un sistema di clan le varie famiglie di vassalli esercitavano il loro controllo, ha dato il nome alle terrae militum ovvero le terre dei cavalieri i quali, tra le altre cose, fornivano cavalli da guerra al Comune di Parma. Diventate poi vallis militum e Valli de’ Cavaglieri conservano ancora oggi questa antica denominazione.

Evidenti sono le tracce del medioevo monumentale lungo l’itinerario (TAPPA 6) che incontra le bastie e case fortificate delle Alte Valli, testimoni della storia dei milites e del loro tempo scolpito nei conci romanici delle cappelle di Caneto, Zibana e Palanzano. Lasciata alle spalle la bastìa, ovvero una casa-forte, degli Irali si prosegue in direzione di Vairo arrivando alle pendici del Monte Faggeto (TAPPA 7) e continuando fra i boschi si arriva in prossimità del Passo del Lupo e delle rovine della vicina fortezza del Castellaro per giungere a Rigoso.  E’ ancora vivo nella memoria degli abitanti il nome della parte di strada che da qui giunge all’Abbazia di Linari e che porta nel nome (strada di Franzes ovvero strada dei Francesi) il ricordo dei pellegrini provenienti dalla Francia  percorrendo questa variante della più nota via Francigena così come documentata dall’itinerario di Sigerico (TAPPA 8). 

Lungo la via i  pellegrini trovavano assistenza nelle fondazioni religiose come Linari (presso il passo del Lagastrello), Roncarola, Badia Cavana e similmente gli hospitalia di Vairo, Isola, strutture sorte per le necessità di ricovero dei pellegrini e dei viandanti. Questi, una volta svalicato, si trovavano ad affrontare il viaggio diretto verso Roma, scendendo lungo il Taverone fino ad Aulla (Aguilla la tappa XXXI dell’itinerario francigeno); nelle genti della valle era molto sentito anche il culto del Volto Santo di Lucca che raggiungevano attraverso la strada di Comano verso Fivizzano.

Di uno di loro, o meglio dell’immagine di uno di loro, è rimasta traccia nel concio scolpito presso la Cappella di Rimagna che ritrae una figura con il bordone e le tipiche vesti del pellegrino, e la scritta PELIGR[INUS]

 


Testo Dr. Archeologo Filippo Fontana - verifica percorribilità Guida GAE Andrea Pellacini - Coordinamento progetto Dr. Arch. Agata Cleri

PER INFORMAZIONI e VISITE GUIDATE : Agenzia AA Assapora Appennino - Piazza Leoni 2 TORRECHIARA PR - +39.328.2250714

 

 

 

 

 


Nel dettaglio

Cammino >La Via di Linari

TAPPE E PERCORRENZE

Regioni attraversate: collegamento con via Francigena proveniente da Lombardia - Emilia-Romagna - Toscana, proseguimento lungo Via del Sale 

TAPPA 1 .  FIDENZA - PARMA  

Distanza: 21,5km Dislivello in salita: 175 metri Dislivello in discesa: 200 metri

 

 

 La prima tappa del percorso prevede il collegamento dalla città di Fidenza, attraversata dalla nota Via Francigena, con la città di Parma tramite la Via Emilia. Seguendo la traccia si giungerà presso la Chiesa di Santa Croce che si affaccia sull'omonimo piazzale.

Dettagli QUIda Fidenza a Parma lungo la Via di Linari

Nota: Causa la lunghezza e il traffico pesante, si consiglia di percorrere questa tappa in auto, con mezzo pubblico o in bicicletta.


TAPPA 2 .  PARMA - TORRECHIARA

Distanza: 18,5km Dislivello in salita: 330 metri Dislivello in discesa: 160 metri

 

 

 

 Da Parma il cammino prosegue verso sud, passando per Pilastro, dove sorgeva l’Ospedale degli Olmazzoli. Superata la Pieve di Arola si giunge alla Piazza di Torrechiara di origine medievale.

Dettagli QUI : seconda tappa, da Parma a Torrechiara

Nota: Causa la lunghezza e il traffico pesante, si consiglia di percorrere questa tappa in auto, con mezzo pubblico o in bicicletta.


TAPPA 3.  TORRECHIARA – SAN MICHELE CAVANA

Distanza: 13,5km Dislivello in salita: 520 metri Dislivello in discesa: 350 metri

Partendo dallo straordinario Castello di Torrechiara e attraversando i vigneti di Casatico si giunge a Mattaleto. Una volta scesi a Langhirano si attraversa il ponte sopra il torrente Parma per poi raggiungere l'antico complesso abbaziale di Badia Cavana.

Dettagli QUI : dallo straordinario Castello di Torrechiara a Badia Cavana

Torrechiara: Il Castello di Torrechiara ha bisogno di poche presentazioni, la sua mole e le sue forme rinascimentali ne fanno una vera e propria porta d’ingresso dell’Appennino. Prima che Pier Maria Rossi, conte di Berceto, ne decidesse la costruzione sappiamo che già dal Duecento sul poggio esisteva un piccolo fortilizio. Con ogni probabilità la funzione principale di questo piccolo castello doveva essere quella di vigilare e proteggere i numerosi torchi che si trovavano sparsi sull’altura; quei torchi che dovevano essere tanti e tanto famosi da dare il nome a quel luogo: torcularia, ovvero “il luogo dove ci sono i torchi”. Da questa attività economica così importante nasce il moderno Torrechiara che non lascia intravedere l’origine del toponimo tanto quanto il nome dialettale Torćiara. Sappiamo infatti che nel basso medioevo, complice anche un leggero innalzamento delle temperature, il Comune di Parma favorì l’impianto di ulivi e la costruzione di impianti per la torchiatura presso Torrechiara, così da assicurare una buona produzione di olio.

Fra il 1448 e il 1460 venne costruito in quel luogo l’imponente castello che ancor’oggi vediamo. Più che per esigenze difensive venne pensato da Pier Maria Rossi, raffinato umanista, colto signore del Rinascimento e probabile architetto del castello, come sede della propria corte. In questa residenza si voleva celebrare inoltre la potenza della famiglia Rossi e l’amore di Pier Maria per la sua amante, Bianca Pellegrini, raffigurata dal Bembo nella «Camera d’Oro» mentre percorre in veste di pellegrina le terre e i castelli dei Rossi. All’interno si susseguono diverse camere meravigliosamente affrescate mentre i loggiati rivolti verso est fanno parte di una ristrutturazione posteriore. Dopo la morte di Pier Maria il castello venne confiscato da Ludovico il Moro e, dopo un breve ritorno ai Rossi, passò ai Pallavicino e agli Sforza che lo tennero fino alla sopressione dei feudi. 

Dove dormire e dove mangiare:

B & B  "L' Antica Villa" Torrechiara 

B & B “Villa Alda”, Langhirano (http://www.villaalda-bb.it/)

 

 


TAPPA 4.  SAN MICHELE CAVANA – TIZZANO VAL PARMA

Distanza: 16,5km Dislivello in salita: 1000 metri Dislivello in discesa: 630 metri

Da San Michele Cavana si costeggia il Torrente fino a Capoponte. Salendo di quota si giunge ad Albazzano e proseguendo si arriva alla Pieve di San Pietro, prima di terminare la tappa a Tizzano Val Parma.

Dettagli QUI : 

Nota: Data la lunghezza e il dislivello della tappa, segnaliamo la possibilità di dividerla pernottando in una delle strutture che si incontrano durante il percorso qui elencate.

Badia Cavana: La fondazione del complesso abbaziale e dell'annesso monastero è, seppure in mancanza di un preciso atto di fondazione o dotazione, attribuita per tradizione all'opera di San Bernardo degli Uberti che fu vescovo di Parma (1106-1133) e la eresse alle pendici del Monte Cavana fra le località di Ciola e San Michele.

La sua storia è collegata alla famiglia di quell’Arduino dalla Palude che fu capitaneus e vassallo di Matilde di Canossa; ancora in epoca moderna i visitatori descrivevano i magnifici sepolcri della famiglia che adornavano l’ingresso dell’Abbazia. All’inizio del Quattrocento il monastero viene trasformato in Commenda e la sua importanza diminuisce fortemente, così come sul finire del secolo viene abbandonata la vicina Pieve di Cavana. Nel 1564 la chiesa di San Basilide dell’Abbazia diventa parrocchiale. Nel nartece, all’ingresso della chiesa, le colonne sono adornate da un raffinato ciclo scultoreo che conserva le tracce dei tempi di splendore del monastero così come gli ambienti attigui raccontano del chiostro e degli antichi ambienti del cenobio. 

Costa: La Pieve di San Pietro, che conserva molto del suo aspetto romanico, si trova poco distante dal borgo di Tizzano e ne era il principale luogo di culto fino al XVI secolo quando venne costruito l’Oratorio di Santa Maria. Risale al 1005 la prima menzione della Pieve e del suo Arciprete di allora, Bonizone, che firma un documento di donazione del vescovo Sigifredo II.  Caso non frequente,  la popolazione aveva diritto di esprimere il consenso sulla nomina dell’Arciprete.

Presenta un caratteristico campanile ad ingresso, un modello architettonico di derivazione francese e al suo interno conserva l’originaria impostazione delle colonne nella navata centrale. Nel corso dei secoli è stata più volte rimaneggiata con l’aggiunta di numerose cappelle laterali che hanno modificato l’aspetto iniziale di cui rimane traccia in alcuni porzioni di mura, comprese quelle che conservano le decorazioni ad archetti.

Tizzano: Il borgo di Tizzano, il cui nome vien e da un un latino Titianum ovvero “la propretà di Tizio”, è forse lo stesso appartenuto a Prangarda, la figlia di Adalberto Atto da Canossa nel X secolo. Nel 1004 la documentazione presente nell’Archivio Diocesano di Parma ci parla di Bonizone, Arciprete di San Pietro a Tizzano informandoci quindi dell’esistenza dell’antica Pieve. Per avere qualche notizia in merito al castello dobbiamo aspettare il 1309, anno in cui si attua la prima stesura degli Statuti del Castello e della Castellanza di Tizzano ad opera dei Consoli delle Ville, ovvero degli odierni paesi, allora organizzate come piccoli comunelli. Solo nel 1387 l’imperatore Venceslao concede a Niccolò Terzi il titolo di Conte con rendite e terre, fra cui anche Tizzano, e conferma le donazioni fatte loro dai Visconti; ricorda anche la fedeltà degli antenati a Federico II di cui furono valenti capitani. La Repubblica di Parma, nel 1448, chiede a Giacomo Terzi di ospitare i 125 cavalieri del contingente del Conte Anguillara inviati a distruggere la vicina fortezza del Castellaro, presso Vairo, in mano a Jacopo Vallisneri di cui era alleato. Giacomo invia comunque degli aiuti al Castellaro, per questo Pier Maria Rossi è mandato ad assediare il castello di Tizzano e di Guardasone. La fine della Repubblica di Parma e l’arrivo di Francesco Sforza rappresente per Niccolò e Guido Terzi una conferma dei propri beni, creando quest’ultimo Conte di Sissa. Solo cinque anni dopo, tuttavia, con la morte di Niccolò si estinguono i Conti di Tizzano. Nel castello arriva così un fedele dello Sforza, il condottiero Pietro da Contrano nominato Conte di Tizzano per i suoi meriti sul campo. I suoi due figli, Anfitrione e Agolante concludono le dispute sul feudo cedendolo al marchese Gianfrancesco Pallavicino che lo lascia in eredità ai figli. Per il castello e il feudo arrivarono anni tormentati: fra il 1529 e il 1532 cause intentate dagli eredi delle famiglie che si susseguirono portarono al Commissariamento del feudo da parte del papa Clemente VII. Poco dopo i Commissari diventarono di nomina ducale e nel 1569 il duca Ottavio Farnese prende per sé metà del feudo a garanzia degli eredi. La decadenza del maniero è ormai iniziata. Nel 1650 Ranuccio II Farnese vende Tizzano ai Doria e all’inizio del Settecento l’oratorio di San Giorgio, posto dentro al castello e fondato nel 1476, risulta distrutto.

 

 

 

 

 

 

Dove dormire e dove mangiare:

B&B La corte di Woodly, Faviano superiore  http://locanda.woodly.it

Villaggio “Sacre Terre”, Sciola di Capoponte http://villaggiosacreterre.org/

Bed & breakfast “Cà Felice”, Albazzano di Tizzano, via Corna 7, tel. 340.2353365

B & B “La Cà d’Opici”  Tizzano Val Parma, tel. 0521/868853

 


TAPPA 5 .  TIZZANO VAL PARMA - RANZANO

Distanza: 13,5km Dislivello in salita: 576 metri Dislivello in discesa: 785 metri

 

 

 

 

 

 

 

Si comincia scendendo da Tizzano fino al torrente Parmossa. Attraversato il ponte si risale in direzione Lagrimone per poi deviare a Moragnano, dove si trova la duecentesca Chiesa di Santa Giuliana. Pochi chilometri più avanti troviamo i ruderi della chiesa della fondazione religiosa di Roncarola, per poi arrivare al paese di Ranzano.

Dettagli QUI : 

Lagrimone: Della torre fortificata di epoca medievale, distrutta da un incendio nel 1509, rimangono scarse tracce. L’attuale costruzione, fortemente rimaneggiata, presenta però gli elementi caratteristici dell’edificio munito. Sono evidenti in particolare nella muratura a scarpa, cioè allargata alla base, che da alla struttura maggiore stabilità. La torre, che controllava la sella di Lagrimone rappresentava una fortificazione collegata alla vicina bastìa di Moragnano. Entrambe appartenevano infatti alla famiglia dei da Belvedere che controllavano le zone fra il Parmossa e la Bardea. Un loro stemma è stato rinvenuto dal Capacchi presso l’antica bastìa e presenta tre crescenti, o tre falci di luna, rivolte verso l’alto. I da Belvedere acquistarono importanza nel secolo XV; si legarono ai marchesi Pallavicino diventandone i “capi di parte” della montagna quando nel 1409 Odoardo Pallavicino occupò la rocca di Belvedere di Rusino togliendola a Ottobono Terzi, signore di Tizzano. Nella torre di Lagrimone è visibile un portale, aggiunto all’inizio del Novecento, proveniente dalla bastìa di Moragnano.

Moragnano: La chiesa di Moragnano, con il suo caratteristico esonartece, ovvero il piccolo portico d’ingresso, mostra le tracce della sua antichità nei suggestivi conci romanici che compongono l’abside che è quindi la parte più antica rimasta. Numerosi graffiti, recentemente studiati, sono stati ritrovati sui muri posteriori della chiesa: rappresentano motivi a croce e figure umane stilizzate intente a pregare. Accanto a questi molti altri simboli di trazione pagana vi sono incisi raccontandoci i momenti più antichi della cristianizzazione del nostro Appennino quando ancora sopravviveva negli abitanti la memoria degli antichi culti. Nel 1230 la chiesa dipendeva dalla Pieve di Sasso e alla metà del XIV secolo a Moragnano erano uniti gli oratori di Madurera e di Santa Maria della Neve di Rusino. Poco distante sorgeva anche un oratorio dedicato alla SS. Trinità sicuramente in piedi nel 1520. Qui abitava anche un frate eremita, in una piccola casa collegata all’edificio sacro, che aveva a disposizione una dispensa e una cella vinaria.

Roncarola: I resti della chiesa di Roncarola sono parzialmente visibili sulle pendici del Monte Bastia, fra Moragnano e Ranzano. Le prime notizie di questa cappella risalgono al 1230 quando faceva parte della giurisdizione della Pieve di Scurano. Tuttavia dipendeva dall'abbazia di S.  Maria de Virgiliacensis (Vezelay, in Borgogna) alla quale venivano versate le decime. Poco distante, all’altezza di Vetto, un ponte lapideo - ancora in parte conservato - collegava le due sponde e del fiume con la cappella di Cereggio, anch’essa dipendenza di Vezèlay. Questo legame ci racconta di un collegamento e di pellegrini che giungevano in Val d’Enza da molto lontano, portando e diffondendo quelle idee di riforma del clero (la cosiddetta Riforma Gregoriana) tanto care a Matilde di Canossa. Seppure dal punto di vista documentale di Roncarola venga sempre citata solo la cappella, cioè unicamente l'edificio di culto, la tradizione locale indicava nelle immediate vicinanze l'esistenza di edifici a uso monastico. L'effettiva presenza di corpi di fabbrica attigui ai resti della chiesa avvallano quanto meno una composizione architettonica che non si limitava al solo ambiente di culto. Della chiesa, abbandonata e diroccata nel XVII secolo, restano alcune pregevoli sculture che ci suggeriscono il ruolo di rilievo che aveva in epoca medievale. Tre formelle, rappresentanti gli evangelisti sinottici (San Luca, San Marco e San Michele) secondo modelli che ricordano le importanti botteghe matildiche che lavorarono al fonte battesimale di Sasso. Dopo l’abbandono della cappella di Roncarola gran parte dei blocchi di arenaria finemente squadrati sono stati riutilizzati in edifici vicini mentre le sculture sono state portate alla chiesa di Ranzano dove ora sono visibili sulla facciata.

Dove dormire e dove mangiare: 

Locanda della Pieve, Moragnano http://www.locandadellapieve.it/

Locanda dei Cavalieri, Ranzano 133, tel. 0521/898133


TAPPA 6.  RANZANO - PALANZANO

Distanza: 9,5km Dislivello in salita: 630 metri Dislivello in discesa: 530 metri

Dopo aver dato un'occhiata alla Bastia della Fontana e alla Cappella di Ranzano, si riparte in direzione Pratopiano. Da qui il sentiero ci porta fino a Caneto, sotto il monte Castello, paese ricordato fra i possedimenti della consorteria dei Vallisneri. Da Caneto si attraversa il torrente Cedra per arrivare infine a Palanzano.

Dettagli QUI : 

Dove dormire e dove mangiare:

Locanda-Bar-Trattoria “San Martino” http://www.locanda-sanmartino.it/index.html 

Locanda dei Cavalieri, Località: Ranzano (PR) Telefono: +39 0521 898133

Agriturismo Il Rosone, Selvanizza  http://www.agriturismoilrosone.com/

 

Ranzano: Il borgo di Ranzano, il cui nome viene da un latino Aurantianum ovvero “la proprietà di Auranzio”, è ricordato per la prima volta nel 1007. Un documento infatti, recante quella data, testimonia la cerimonia di liberazione di uno schiavo da parte di alcuni membri della famiglia Vallisneri. Della consorteria dei cavalieri resta traccia negli edifici della bastia, nella contrada della Fontana, dove alcuni elementi archiettonici tradiscono l’origine medievale e militare del complesso. Delle tre torri originarie una sola spicca ancora in altezza mentre le altre sono state, nel tempo, abbassate e destinate ad altro uso. Altre case torri, databili al Cinquecento, sono presenti nel paese che all’inizio dell’epoca moderna contava diversi possidenti, ansiosi di mostrare la loro ricchezza attraverso l’erezione di alte torri. Si ricordano la casa torre dei Ferrari, dei Dazzi e quella dei Beretta posta a monte del paese, proprio dove passava l’antica strada.

La chiesa, nel cui piazzale venne rinvenuto un deposito di materiale di età romana, è documentata già dal 1230. Ben poco rimane della sua forma romanica a causa dei diversi restauri ed ampliamenti che subì nel corso dei secoli. Alcuni tratti di murature medievali sono tuttavia visibili sul retro in prossimità dell’abside.

Caneto: Il borgo è adagiato alle pendici del monte Caio, ricordato fra i possedimenti della consorteria dei Vallisneri dal XIV secolo era già nel X secolo fra i possedimenti del conte di Parma Maginfredo.

La chiesa di San Giovanni, ricostruita nel XVII secolo, è documentata già nel 1230 e del pieno medioevo conserva alcune tracce come il «Guerriero» la scultura che raffigura un uomo armato di lancia simile a quella un tempo esistente all’Abbazia di Linari. Interessante è il vicino borgo di Corniana che conserva caratteristiche tipiche dell’edilizia storica e da cui si sale verso il Monte Castello, un contrafforte del Monte Caio, su cui sorgeva fino al XVI secolo il Castello del Caio fatto demolire da Ottavio Farnese in quanto non più utile alla difesa del Ducato.

Zibana: La cappella di Zibana è ricordata a partire dal 1230 come dipendente dalla Pieve di San Vincenzo. Il suo aspetto, nonostante alcuni restauri subiti nel corso dei secoli, denota la sua origine romanica. I blocchi di pietra ben squadrati sono decorati nell’abside da motivi ad archetto e sculture.

Palanzano: Il paese, già possedimento di Bonifacio padre di Matilde di Canossa nel 1039, aveva nel 1230 una chiesa dipendente dalla Pieve di San Vincenzo. Nell’attuale edificio si vedono ancora le tracce della parte romanica, più antica, soprattutto nella facciata e lungo la navata. I blocchi di pietra finemente squadrati ci raccontano di una cappella di piccole dimensioni ma costruita da esperti maestri. Successivamente l’edificio è stato ampliato si in lunghezza che in altezza con, inoltre, l’aggiunta di cappelle laterali. Dopo il 1656, terminata l’ultimo imponente restauro, venne trasformata in Pieve dal Vescovo di Parma. 

In località «agli Irali» detta in dialetto al castèl (ovvero “Il castello”) sorge una serie di edifici organizzati attorno a un cortile centrale. Questo grande complesso è quanto resta dell’antica bastìa di Palanzano, rimaneggiata nei secoli per assumere una funzione sempre più residenziale. La struttura di piccolo castello è evidente in alcuni particolari e resti di fortificazioni nonché nello sviluppo della pianta che ricorda la bastia della famiglia Fattori a Scurano. A seguito di recenti studi sono state individuate le parti più antiche del complesso che consistono in una torre, ora parte dell’edificio più grande, che conserva una feritoia e il caratteristico ingresso rialzato tipico delle torri medievali. La prima notizia scritta della presenza di un piccolo castello a Palanzano è del 1409, nell’investitura concessa da Niccolò d’Este ad Antonio e Gardino da Vallisnera. Successivamente la bastia divenne la dimora della famiglia Irali che la trasformò in residenza costruendo l’elegante loggiato colonnato di ingresso. Al tempo del notaio Paride Irali, che fu Podestà delle Valli dei Cavalieri, nella bastia era allestito il banco di giustizia dove il Podestà giudicava le cause.


TAPPA 7.  PALANZANO - RIGOSO

Distanza: 15,5km Dislivello in salita: 1000 metri Dislivello in discesa: 570 metri

Tra le Valli dei Cavalieri, si parte da Palanzano per arrivare a Vairo, costeggiando l'imponente monte Faggeto. Da Vairo, si percorre il sentiero che porta al borgo di Valcieca, da cui si sale fino al Passo del Lupo, ove sono i resti del Castellaro. Da qui si segue il crinale scendendo fino a Rigoso.

Dettagli QUI : 

Vairo: Il paese di Vairo, antica capitale delle Valli dei Cavalieri, era uno dei due luoghi attorno cui si era divisa la consorteria dei Vallisneri ovvero, come ricordano gli Statuti di Parma del 1255, dei signori di Vallisnera e di Vairo. Già a metà del Duecento a Vairo, probabilmente nella località “al Castello” posta vicino alla chiesa, era presente un castello e proprio in un documento si fa menzione delle opere di ristrutturazione fatte da Giustamonte da Vairo. Tracce di edifici riferibili al pieno medioevo sono visibili nell’attuale fabbricato di Villa Sala, già Basetti, posta nell’immediate vicinanze della chiesa. La villa, antica residenza della famiglia Basetti cui appartenne Gian Lorenzo che combattè fra i mille di Garibaldi, sorge sui resti del castello medievale. La famiglia Basetti accolse a Vairo artisti e scrittori e vi soggiornò a lungo anche Felice Cavallotti; si racconta che amasse rimirare il panorama dell’Alta Val d’Enza dalla cima del monte Groppolo, seduto su di una pietra che è ancora chiamata la pietra di Cavallotti (la gròta ‘d Cavalot). La vicina chiesa di San Michele è, invece, una costruzione del XVII secolo. Una frana, infatti, distrusse nel Cinquecento l’antica chiesa di Vairo il cui campanile è ancora visibile fra Vairo e Vaestano. Nel medioevo, infatti, i due paesi non erano altro che due contrade dello stesso paese: da una parte Vairo ai monti e dall’altra Vairo sottano che poi divenne Vaestano. 

 

 

 

 

 

 

 

 Immagini: Il paese di Vairo e il Groppolo con la pietra di Cavallotti

Nirone: Il borgo di Nirone conserva molti edifici con caratteristiche dell’edilizia storica; sono ancora da scoprire, tuttavia, le tracce dell’antico castello che l’imperatore Enrico concesse al conte di Parma Bernardo nel 1015. L’importante corte di Nirone era già di proprietà dei vescovi di Parma, dal 948 e da questo grande possedimento sulle alte terre, così importante per il controllo del valico, nacquero le Corti di Monchio. Le Corti, ovvero i 13 paesi fra l’Alta Val Cedra e Val d’Enza, sono state possedimento del Vescovo di Parma fino all’inizio dell’Ottocento. Il castello di Rigoso, che nel XIII era di proprietà dei da Nirone, una famiglia di cavalieri forse fedele al Vescovo, venne distrutto alla metà del Duecento dal Podestà di Parma in persona. Tracce di edifici con caratteri difensivi si notano all’interno del borgo medievale. La chiesa di Santa Maria, dipendente dalla Pieve di San Vincenzo posta sul versante opposto del fiume, esisteva già nel 1015. L’attuale edificio, tuttavia, è stato costruito fra il 1857 e il 1864 ma conserva, al suo interno, interessanti oggetti provenienti dall’antica chiesa.

Poco distante, scendendo verso l’Enza, un sentiero conduce a Cecciola attraverso il Ponte della Golara, costruito all’inizio del Novecento. Nella stessa area esisteva nel medioevo il ponte del Pievato che collegava i due versanti del fiume e su cui passava un’importante via di collegamento fra la Val Parma e la Val Secchia.

Castellaro e Passo del Lupo: Dell’antico castello, il «castellaccio» o castlàs com’è ancora ricordato nella memoria popolare, non rimangono che pochi ruderi posti in prossimità del Passo del Lupo.

Lo si voleva abitato da un potente mago che in un incantesimo lo distrusse seppellendovi le sue ricchezze, oppure un cavaliere iracondo di giorno attento ai denari dei suoi vassalli e di notte alle donne altrui. Questo cavaliere, Jacopo Vallisneri, venne un giorno ucciso a tradimento da due suoi compagni, un cavaliere Cavalli e un Cortesi che gli staccarono di netto la testa mentre si chinò a bere alla fontana piuciusa, poco lontano dal passo del Lupo. Si racconta che la sua testa rimbalzando per tre volte sul terreno scavo tre buchi nella roccia e, prima di spirare, avesse ordinato al suo fedele cane Pelo Moro di distruggere il castello. C’è chi dice che spesso si veda una capra bianca pascolare vicino ai ruderi del castello e che sia lo spirito dell’antico castellano a guardia del suo maniero.

La storia ci racconta che il Castellaro, le cui murature datano al XI secolo, fu il fulcro della consorteria dei Vallisneri fino a quando, nel 1448, una spedizione guidata dalla Repubblica di Parma lo distrusse dopo un lungo assedio. In questo modo si volle mettere fine al potere della consorteria dei Vallisneri e dei loro cavalieri che dall’XI avevano governato quelle che ancora si chiamano Valli dei Cavalieri, le antiche vallis militum.

Dove dormire e dove mangiare

Bar Trattoria Ilari - 2 appartamentini con 6/7 posti letto - Frazione Valcieca -  Palanzano tel. 0521 897315 


TAPPA 8.  RIGOSO

Distanza: 6km Dislivello in salita: 270 metri Dislivello in discesa: 300 metri

La tappa finale parte da Rigoso, paese a ridosso del passo del Lagastrello un tempo noto come Malpasso. Una volta svalicato, si scende ai ruderi dell'abbazia e monastero di Linari.

Dettagli QUI : 

Nota: Da qui il pellegrino potrà decidere se continuare il suo cammino collegandosi al cammino del Volto Santo di Lucca a Comano, oppure tornare indietro per percorrere una delle altre vie storiche che collegavano le valli parmensi, come la Via della Braja e la Via di Val Parma.

Linari:  Dell'Abbazia e monastero di Linari non si conosce una precisa data di fondazione e, pertanto, mancano anche informazioni particolari circa la sua datazione. I possedimenti attorno al Malpasso, come si chiamava il passo del Lagastrello, furono concessi dall'imperatore Ottone II nel 981, assieme ad altri beni, al vescovo di Luni Gotifredo. 

Allo stesso vescovo, appartenente alla famiglia dei Canossa in quanto fratello di Tedalo e figlio di Adalberto Atto di Canossa, sono donati nel 998 i diritti su quattro pievi lunigianesi detenute fino a quel momento dal potente marchese Oberto II - l’antenato, fra le altre importanti famiglie, degli Este. La prima testimonianza scritta del monastero risale al 1045. Il testamento del prete Giovanni de loco Elli, che lascia svariate proprietà a Rolando figlio di Guido de loco Gaio, è redatto nel chiostro del monastero di Linari. La presenza dei marchesi obertenghi, dal nome di Oberto il primo della famiglia, si fa sentire anche nella gestione dell'abbazia che rientra fra i beni concessi dall’Imperatore Enrico IV nel 1077 a Ugo e Folco figli di Alberto Azzo, marchese obertengo. Questo ha fatto ipotizzare che proprio i marchesi obertenghi avessero fondato l’Abbazia. Il complesso abbaziale risulta in precarie condizioni già alla metà del XV secolo; nel 1466 un documento informa sulla totale mancanza di copertura della chiesa, ridotta a riparo per gli animali selvatici. Successivamente nel 1586 una inondazione mette a repentaglio gravemente la tenuta architettonica del complesso. Ulteriori notizie riguardanti lo stato delle architetture del monastero ci giungono da un atto di locazione di alcuni livelli dell'Abbazia datato 9 Settembre 1466. Fra gli obblighi dell'affittuario vi è anche quello di coprire tectum abatie bene et sufficienter de omnibus necessaris dicte abatie ubi est descopertus et disiestatum et ipsum tenere et manutenere bene opertum. Da questa clausula si desume che il tetto dell'Abbazia era in totale sfacelo, al pari dell'intero complesso abbaziale che venne ricostruito poco distante nel luogo dove si trova tuttora.

Diverse testimonianze dell’antico monastero sono rimaste negli edifici che furono innalzati con i materiali da costruzione provenienti dalle rovine dell’antico monastero medievale. Alcuni testi incisi su pietra ci riportano il nome di antichi Abati mentre la scultura di un guerriero, identificato come San Giorgio, è purtroppo stata trafugata. Alcuni storici hanno ipotizzato che nell’Ospedale dell’Abbazia fossero presenti, fra il XI e il XII secolo, dei monaci dell’Ordine dei Cavalieri del Tau di Altopascio. Questi, al pari dei più famosi Templari, erano guerrieri e si occupavano dell’assistenza ai pellegrini e della manutenzione dei ponti. Portavano una croce a Tau ed è interessante che, reimpiegata come architrave presso Trevignano, è stata recentemente rinvenuta una scultura recante proprio la croce a Tau, per niente diffusa nel nostro Appennino.

Dove dormire e dove mangiare: 

Albergo – Rifugio Pratospilla 

 

 

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